Revocatoria ordinaria della donazione del diritto di usufrutto al coniuge

La Corte di Cassazione conferma la pronuncia di secondo grado che aveva giudicato assoggettabile a revocatoria ordinaria l’atto di donazione dell’usufrutto di un immobile da parte del coniuge separato a favore dell’altro coniuge già titolare del diritto di assegnazione della medesima.

Infatti,  “una volta che in sede di separazione personale sia stato attribuito ad uno dei coniugi, tenendo conto dell’interesse dei figli, il diritto personale di godimento sulla casa familiare, la successiva costituzione per donazione, in favore del medesimo coniuge affidatario, del diritto di usufrutto vita natural durante sul medesimo immobile, compiuta dall’altro coniuge, costituisce un atto avente funzione dispositiva e contenuto patrimoniale, soggetto all’azione revocatoria ai sensi dell’art. 2901 Codice Civile. Infatti, la costituzione dell’usufrutto non ha il connotato della doverosità proprio dell’adempimento (c.d. atto dovuto o atto giuridico in senso stretto) che giustificherebbe l’esclusione della revocatoria, ai sensi del terzo comma dell’articolo citato, ma si fonda sulla libera determinazione del coniuge debitore, il quale, attraverso la concessione di siffatto diritto reale, per la durata della vita del beneficiario, su un bene di sua proprietà in precedenza gravato da un diritto personale di godimento in favore del medesimo cessionario, dà luogo alla modifica del suo patrimonio, con rischio di riduzione della garanzia generale spettante ai creditori”.

“Lo stesso dicasi in ordine al negozio con cui il padre donò ai figli e la nuda proprietà del medesimo immobile, che i ricorrenti vorrebbero vedere sottratto all’ambito oggettivo di operatività dell’azione revocatoria in ragione della (asserita) pregressa esposizione debitoria nei confronti dei medesimi donatari per il mancato versamento del contributo di mantenimento. Non giova ai ricorrenti la prospettata qualificazione di tale atto come datio in solutum o come donazione remuneratoria. Sotto il primo profilo, è da porre in rilievo la precisazione contenuta nella Relazione del Ministro guardasigilli al codice civile (n. 1182), nel senso che il recepimento legislativo del principio della non assoggettabilità a revoca dell”‘adempimento in senso tecnico”, non esclude “la possibilità di impugnare con la azione revocatoria … la datio in solutum .. se sussistono tutte le condizioni richieste dalla legge”.

“E le ragioni di siffatta limitazione dell’ambito di operatività del disposto di cui al terzo comma dell’art. 2901 Codice Civile sono, del resto, di intuitiva evidenza. L’adempimento del debito scaduto, infatti, quando sia normale e cioè sia realizzato secondo i termini temporali e di prestazione d’oggetto prestabiliti, si presenta quale atto dovuto, cosicché lo stesso carattere obbligato assumono anche gli atti dispositivi del patrimonio del debitore legati da un rapporto di stretta ed indispensabile inerenza strumentale con quello di soddisfacimento del debito. Quando invece l’estinzione del debito avviene attraverso una datio in solutum, è innegabile l’intervento  di una scelta volitiva, da parte del debitore in accordo con il creditore, intervento sufficiente ad escludere ogni carattere di “atto dovuto” dal meccanismo negoziale prescelto. Sotto l’altro profilo è da ricordare che anche la donazione remuneratoria rientra tra gli atti di disposizione del patrimonio  del debitore soggetti a revoca ai sensi dell’art.2901 Codice Civile”.

Modello unico – quadro RW immobili all’estero

Qualora un soggetto detenga all’estero un immobile ha l’obbligo di compilazione del quadro RW del Modello Unico.

Se su un medesimo immobile sussistono più diritti reali, quali ad esempio nuda proprietà ed usufrutto, i soggetti titolari di tali diritti sono entrambi obbligati alla compilazione del modello RW del Modello Unico, ciascuno per la propria quota parte di competenza.

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n.142 del 30 dicembre 2010 ha chiarito che nel quadro RW deve essere riportato il costo storico di acquisto della proprietà o degli altri diritti reali come risultante dalla documentazione probatoria, maggiorato degli eventuali oneri accesori ad esclusione degli interessi passivi.

Non sussiste invece alcun obbligo di aggiornamento di tale valore negli anni successivi.

Irpef

Il titolare della sola nuda proprietà non deve dichiarare il reddito del fabbricato ai fini Irpef.

Non si paga al momento del ricongiungimento

Le aliquote e le agevolazioni sono identiche a quelle della vendita della proprietà intera. Si paga al momento della separazione tra nuda proprietà e usufrutto, ma non al momento del ricongiungimento (si evita in questo modo la successione)

Il valore dell’usufrutto e dei vitalizi

Il valore dell’usufrutto si determina con l’ausilio della sottostante tabella.

Età Usufruttuario Coefficiente Usufrutto % Nuda proprietà %
da 0 a 20 317,5 95,25 4,75
da 21 a 30 300 90,00 10,00
da 31 a 40 282,5 84,75 15,25
da 41 a 45 265 79,50 20,50
da 46 a 50 247,5 74,25 25,75
da 51 a 53 230 69,00 31,00
da 54 a 56 212,5 63,75 36,25
da 57 a 60 195 58,50 41,50
da 61 a 63 177,5 53,25 46,75
da 64 a 66 160 48,00 52,00
da 67 a 69 142,5 42,75 57,25
da 70 a 72 125 37,50 62,50
da 73 a 75 107,5 32,25 67,75
da 76 a 78 90 27,00 73,00
da 79 a 82 72,5 21,75 78,25
da 83 a 86 55 16,50 83,50
da 87 a 92 37,5 11,25 88,75
da 93 a 99 20 6,00 94,00

Calcolo del valore dell’usufrutto

Si prende il valore dell’intera proprietà dell’immobile (supponiamo euro 140.000) e lo si moltiplica per il tasso di interesse legale (dall’01.01.2018 con D.M. 15 dicembre 20170 è dello 0,3 %), si ottiene così

  • la rendita annua = euro 140.000 X 0,3 % = euro 420.

La rendita annua viene poi moltiplicata per il valore della tabella corrispondente all’età anagrafica di colui che cede la nuda proprietà (supponiamo che abbia 70 anni)

  • = euro 420 X 125 = euro 52.500 (valore dell’usufrutto).

Calcolo del valore della nuda proprietà

Lo si ottiene per differenza. Nell’esempio: euro 140.000 – 52.500 = euro 87.500. Rimanendo nell’esempio, quindi, la persona che decidesse di vendere la nuda proprietà del suo appartamento (del valore di euro 140.000) incasserebbe euro 87.500, mantenendo la disponibilità dell’appartamento per tutta la vita. Il nudo proprietario invece, per disporre dell’appartamento, deve aspettare la morte dell’usufruttuario, ma in cambio assicura per sé o per i suoi eredi la proprietà futura di un appartamento del valore di euro 140.000 al prezzo di euro 87.500.

Usufrutto e Nuda Proprietà: Codice Civile

Art. 978 Costituzione

L’usufrutto è stabilito dalla legge (324, 540 e seguenti, 581, 1153) o dalla volontà dell’uomo (587, 1350 n. 2, 1376, 2643 n. 2, 2684.) Può anche acquistarsi per usucapione (1158 e seguenti).

Art. 979 Durata

La durata dell’usufrutto non può eccedere la vita dell’usufruttuario (678, 698, 796, 853, 1014). L’usufrutto costituito a favore di una persona giuridica non può durare più di trenta anni (999, 1014).

Art. 980 Cessione dell’usufrutto

L’usufruttuario può cedere il proprio diritto per un certo tempo o per tutta la sua durata, se ciò non è vietato
dal titolo costitutivo (1002, 1350 n. 2, 2643 n. 2, 2810). La cessione deve essere notificata al proprietario; finché non sia stata notificata, l’usufruttuario è solidalmente obbligato con il cessionario verso il proprietario (1292).

Art. 981 Contenuto del diritto di usufrutto

L’usufruttuario ha diritto di godere della cosa, ma deve rispettarne la destinazione economica. Egli può trarre dalla cosa ogni utilità che questa può dare (1998), fermi i limiti stabiliti in questo capo.

Art. 982 Possesso della cosa

L’usufruttuario ha il diritto di conseguire il possesso della cosa di cui ha l’usufrutto, salvo quanto è disposto dall’art. 1002.

Art. 983 Accessioni

L’usufrutto si estende a tutte le accessioni della cosa (817 e seguenti, 934 e seguenti). Se il proprietario dopo l’inizio dell’usufrutto, con il consenso dell’usufruttuario, ha fatto nel fondo costruzioni o piantagioni, l’usufruttuario è tenuto a corrispondere gli interessi (1284) sulle somme impiegate. La norma si applica anche nel caso in cui le costruzioni o piantagioni sono state fatte per disposizione della pubblica autorità.

Art. 984 Frutti

I frutti naturali e i frutti civili spettano all’usufruttuario per la durata del suo diritto (820 s). Se il proprietario e l’usufruttuario si succedono nel godimento della cosa entro l’anno agrario o nel corso di un periodo produttivo di maggiore durata, l’insieme di tutti i frutti si ripartisce fra l’uno e l’altro in proporzione della durata del rispettivo diritto nel periodo stesso (199; att. 150). Le spese per la produzione e il raccolto sono a carico del proprietario e  dell’usufruttuario nella proporzione indicata dal comma precedente ed entro i limiti del valore dei frutti (821).

Art. 985 Miglioramenti

L’usufruttuario ha diritto a un’indennità per i miglioramenti che sussistono al momento della restituzione della cosa (att. 157). L’indennità si deve corrispondere nella minor somma tra l’importo della spesa e l’aumento di valore conseguito dalla cosa per effetto dei miglioramenti. L’autorità giudiziaria, avuto riguardo alle circostanze, può disporre che il pagamento dell’indennità prevista dai commi precedenti sia fatto ratealmente, imponendo in questo caso idonea garanzia (1179, Cod. Proc. Civ. 119).

Art. 986 Addizioni

L’usufruttuario può eseguire addizioni che non alterino la destinazione economica della cosa. Egli ha diritto di toglierle alla fine dell’usufrutto, qualora ciò possa farsi senza nocumento della cosa, salvo che il proprietario preferisca ritenere le addizioni stesse. In questo caso deve essere corrisposta all’usufruttuario un’indennità pari alla minor somma tra l’importo della spesa e il valore delle addizioni al tempo della riconsegna. Se le addizioni non possono separarsi senza nocumento della cosa e costituiscono miglioramento di essa si applicano le disposizioni relative ai miglioramenti (att. 157).

Artt. 987….. 998

Art. 999 Locazioni concluse dall’usufruttuario

Le locazioni concluse dall’usufruttuario, in corso al tempo della cessazione dell’usufrutto, purché constino da atto pubblico (2699) o da scrittura privata di data certa (2704) anteriore, continuano per la durata stabilita (1599), ma non oltre il quinquennio dalla cessazione dell’usufrutto. Se la cessazione dell’usufrutto avviene per la scadenza del termine stabilito, le locazioni non durano in ogni caso se non per l’anno e, trattandosi di fondi rustici dei quali il principale raccolto è biennale o triennale, se non per il biennio o triennio che si trova in corso al tempo in cui cessa l’usufrutto  (att. 51).

Art. 1000 Riscossione di capitali

Per la riscossione di somme che rappresentano un capitale gravato d’usufrutto (1998), è necessario il concorso del titolare del credito e dell’usufruttuario. Il pagamento fatto a uno solo di essi non è opponibile all’altro, salve in ogni caso le norme relative alla cessione dei crediti (260 e seguenti). Il capitale riscosso dev’essere investito in modo fruttifero e su di esso si trasferisce l’usufrutto. Se le parti non sono d’accordo sul modo d’investimento, provvede l’autorità giudiziaria (1998).

Art. 1001 Obbligo di restituzione. Misura della diligenza

L’usufruttuario deve restituire le cose che formano oggetto del suo diritto, al termine dell’usufrutto, salvo quanto è disposto dall’art. 995 (2930). Nel godimento della cosa egli deve usare la diligenza del buon padre di famiglia (1176).

Art. 1002 Inventario e garanzia

L’usufruttuario prende le cose nello stato in cui si trovano (982). Egli è tenuto a fare a sue spese l’inventario dei beni, previo avviso al proprietario (Cod. Proc. Civ. 769). Quando l’usufruttuario è dispensato dal fare l’inventario, questo può essere richiesto dal proprietario a sue spese.
L’usufruttuario deve inoltre dare idonea garanzia (1179). Dalla prestazione della garanzia sono dispensati i genitori che hanno l’usufrutto legale sui beni dei loro figli minori (324). Sono anche dispensati il venditore e il donante con riserva d’usufrutto (796); ma, qualora questi cedano l’usufrutto, il cessionario è tenuto a prestare garanzia. L’usufruttuario non può conseguire il possesso dei beni (982) prima di aver adempiuto gli obblighi su indicati.

Art. 1003 Mancanza o insufficienza della garanzia

Se l’usufruttuario non presta la garanzia a cui e tenuto, si osservano le disposizioni seguenti:

gli immobili sono locati o messi sotto amministrazione, salva la facoltà all’usufruttuario di farsi assegnare per propria abitazione una casa compresa nell’usufrutto. L’amministrazione è affidata, con il consenso dell’usufruttuario, al proprietario o altrimenti a un terzo scelto di comune accordo tra proprietario e usufruttuario o, in mancanza di tale accordo, nominato dall’autorità giudiziaria (att. 59);

il danaro è collocato a interesse (1000-2);

i titoli al portatore si convertono in nominativi a favore del proprietario con il vincolo dell’usufrutto, ovvero si depositano presso una terza persona, scelta dalle parti, o presso un istituto di credito, la cui designazione, in caso di dissenso, e fatta dall’autorità giudiziaria;

le derrate sono vendute e il loro prezzo è parimenti collocato a interesse (1000-2).

In questi casi appartengono all’usufruttuario gli interessi dei capitali, le rendite, le pigioni e i fitti. Se si tratta di mobili i quali si deteriorano con l’uso, il proprietario può chiedere che siano venduti e ne sia impiegato il prezzo come quello delle derrate. L’usufruttuario può nondimeno domandare che gli siano lasciati i mobili necessari per il proprio uso.

Art. 1004 Spese a carico dell’usufruttuario

Le spese e, in genere, gli oneri relativi alla custodia, amministrazione e manutenzione ordinaria della cosa sono a carico dell’usufruttuario. Sono pure a suo carico le riparazioni straordinarie rese necessarie dall’inadempimento degli obblighi di ordinaria manutenzione.

Art. 1005 Riparazioni straordinarie

Le riparazioni straordinarie sono a carico del proprietario. Riparazioni straordinarie sono quelle necessarie ad assicurare la stabilità dei muri maestri e delle volte, la sostituzione delle travi, il rinnovamento, per intero o per una parte notevole, dei tetti, solai, scale, argini, acquedotti, muri di sostegno o di cinta. L’usufruttuario deve corrispondere al proprietario, durante l’usufrutto, l’interesse (1284) delle somme spese per le riparazioni straordinarie.

Art. 1006 Rifiuto del proprietario alle riparazioni

Se il proprietario rifiuta di eseguire le riparazioni poste a suo carico o ne ritarda l’esecuzione senza giusto motivo, e in facoltà dell’usufruttuario di farle eseguire a proprie spese. Le spese devono essere rimborsate alla fine dell’usufrutto senza interesse. A garanzia del rimborso l’usufruttuario ha diritto di ritenere l’immobile riparato (2756; att. 152).

Art. 1007 Rovina parziale di edificio accessorio

Le disposizioni dei due articoli precedenti si applicano anche nel caso in cui, per vetusta o caso fortuito, rovini soltanto in parte l’edificio che formava accessorio necessario del fondo soggetto a usufrutto.

Art. 1008 Imposte e altri pesi a carico dell’usufruttuario

L’usufruttuario è tenuto per la durata del suo diritto, ai carichi annuali, come le imposte, i canoni, le rendite fondiarie e gli altri pesi che gravano sul reddito. Per l’anno in corso al principio e alla fine dell’usufrutto questi carichi si ripartiscono tra il proprietario e l’usufruttuario in proporzione della durata del rispettivo diritto (984).

Art. 1009 Imposte e altri pesi a carico del proprietario

Al pagamento dei carichi imposti sulla proprietà durante l’usufrutto, salvo diverse disposizioni di legge, è tenuto il proprietario, ma l’usufruttuario gli deve corrispondere l’interesse (1284) della somma pagata. Se l’usufruttuario ne anticipa il pagamento, ha diritto di essere rimborsato del capitale alla fine dell’usufrutto.

Art. 1010 Passività gravanti su eredità in usufrutto

L’usufruttuario di un’eredità o di una quota di eredità (588) è obbligato a pagare per intero, o in proporzione della quota, le annualità e gli interessi dei debiti o dei legati da cui l’eredità stessa sia gravata. Per il pagamento del capitale dei debiti o dei legati, che si renda necessario durante l’usufrutto, e in facoltà dell’usufruttuario di fornire la somma occorrente, che gli deve essere rimborsata senza interesse alla fine dell’usufrutto.
Se l’usufruttuario non può o non vuole fare questa anticipazione, il proprietario può pagare tale somma, sulla quale l’usufruttuario deve corrispondergli l’interesse (1284) durante l’usufrutto, o può vendere una porzione dei beni soggetti all’usufrutto fino alla concorrenza della somma dovuta. Se per il pagamento dei debiti si rende necessaria la vendita dei beni, questa è fatta d’accordo tra proprietario e usufruttuario, salvo ricorso all’autorità giudiziaria in caso di dissenso. L’espropriazione forzata deve seguire contro ambedue.

Art. 1011 Ritenzione per le somme anticipate

Nelle ipotesi contemplate dal secondo comma dell’art. 1009 e dal secondo comma dell’art. 1010, l’usufruttuario ha diritto di ritenzione sui beni che sono in suo possesso fino alla concorrenza della somma a lui dovuta (att. 152).

Art. 1012 Usurpazioni durante l’usufrutto e azioni relative alle servitù

Se durante l’usufrutto un terzo commette usurpazione sul fondo o altrimenti offende le ragioni del proprietario, l’usufruttuario e tenuto a fargliene denunzia e, omettendola, è responsabile dei danni che eventualmente siano derivati al proprietario. L’usufruttuario può far riconoscere (2653) l’esistenza delle servitù a favore del fondo (1079) o l’inesistenza di quelle che si pretende di esercitare sul fondo medesimo (949); egli deve in questi casi chiamare in giudizio il proprietario (Cod. Proc. Civ. 102).

Art. 1013 Spese per le liti

Le spese delle liti che riguardano tanto la proprietà quanto l’usufrutto sono sopportate dal proprietario e dall’usufruttuario in proporzione del rispettivo interesse.

Art. 1014 Estinzione dell’usufrutto

Oltre quanto è stabilito dall’art. 979 (328), l’usufrutto si estingue:
l) per prescrizione per effetto del non uso durato per venti anni (2934 e seguenti);
2) per la riunione dell’usufrutto e della proprietà nella stessa persona (2814);
3) per il totale perimento della cosa su cui è costituito (1016 e seguenti).

Art. 1015 Abusi dell’usufruttuario

L’usufrutto può anche cessare per l’abuso (2561, 2814) che faccia l’usufruttuario del suo diritto alienando i beni o deteriorandoli o lasciandoli andare in perimento per mancanza di ordinarie riparazioni (1004). L’autorità giudiziaria può, secondo le circostanze, ordinare che l’usufruttuario dia garanzia, qualora ne sia esente, o che i beni siano locati o posti sotto amministrazione a spese di lui, o anche dati in possesso al proprietario con l’obbligo di pagare annualmente all’usufruttuario, durante l’usufrutto, una somma determinata. I creditori dell’usufruttuario possono intervenire nel giudizio per conservare le loro ragioni, offrire il risarcimento dei danni e dare garanzia per l’avvenire (2900).

Art. 1016 Perimento parziale della cosa

Se una sola parte della cosa soggetta all’usufrutto perisce, l’usufrutto si conserva sopra ciò che rimane.

Art. 1017 Perimento della cosa per colpa o dolo di terzi

Se il perimento della cosa non è conseguenza di caso fortuito, l’usufrutto si trasferisce sull’indennità dovuta dal responsabile del danno.

Art. 1018 Perimento dell’edificio

Se l’usufrutto è stabilito sopra un fondo, del quale fa parte un edificio, e questo viene in qualsiasi modo a perire, l’usufruttuario ha diritto di godere dell’area e dei materiali. La stessa disposizione si applica se l’usufrutto e stabilito soltanto sopra un edificio. In tal caso, però, il proprietario, se intende costruire un altro edificio, ha il diritto di occupare l’area e di valersi dei materiali, pagando all’usufruttuario, durante l’usufrutto, gli interessi (1284) sulla somma corrispondente al valore dell’area e dei materiali.

Art. 1019 Perimento di cosa assicurata dall’usufruttuario

Se l’usufruttuario ha provveduto all’assicurazione della cosa o al pagamento dei premi per la cosa già assicurata, l’usufrutto si trasferisce sull’indennità dovuta dall’assicuratore. Se è perito un edificio e il proprietario intende di ricostruirlo con la somma conseguita come indennità, l’usufruttuario non può opporsi. L’usufrutto in questo caso si trasferisce sull’edificio ricostruito. Se però la somma impiegata nella ricostruzione è maggiore di quella spettante in usufrutto, il diritto dell’usufruttuario sul nuovo edificio è limitato in proporzione di quest’ultima.

Art. 1020 Requisizione o espropriazione

Se la cosa è requisita o espropriata per pubblico interesse, l’usufrutto si trasferisce sull’indennità relativa (1000).

Retratto successorio. Problemi applicativi

I retratto successorio, previsto dal cod. civ. all’art. 732,  è contenuto nelle disposizioni generali che regolano la divisione ereditaria (libro II, titolo IV, capo I).
OBIETTIVO è quello di impedire che estranei si intromettano nella comunione ereditaria che si determina al momento dell’apertura della successione sia per impedire speculazione che estranei al rapporto familiare potrebbero perseguire con l’acquisto della quota che per facilitare le operazioni divisionali, evitando l’insorgere di liti fra coeredi che potrebbero essere anche estranei alla famiglia.
PRESUPPOSTI di applicabilità del 732 sono:
1. Esistenza di una comunione ereditaria: il retratto successorio si applica alla comunione ereditaria. Non si applica alle comunioni ordinarie ed alla prelazione stabilita fra i coeredi sui beni oggetto dell’asse dopo la divisione del patrimonio ereditario.
2. Alienazione di tutta o parte della quota ereditaria. Poichè l’oggetto della prelazione è la quota ereditaria, non scatta prelazione quando ad essere alienato è il singolo bene ereditario. Tuttavia occorre verificare se l’intento dei contraenti è di cedere la quota della partecipazione alla comunione ereditaria sostituendo così  il terzo estraneo al coerede alienante (rileva  il comportamento delle parti, la consistenza del patrimonio ereditario ed il rapporto tra questo e l’entità delle cose alienate così che se si aliena l’unico bene facente parte dell’asse ereditario, si presume l’alienazione della corrispondente quota ereditaria).
3. Alienazione ad un estraneo alla comunione ereditaria. In tal caso non si ha prelazione ex art.732 se la quota è alienata ad un coerede, cioè ad un soggetto facente parte della comunione ereditaria.
OGGETTO sono gli atti soggetti a prelazione ereditaria. Rientra la vendita della nuda proprietà dove vi è prelazione in quanto vi è alienazione di una futura piena proprietà.  Così anche nella vendita con patto di riscatto, nella vendita con riserva di proprietà e per la rendita vitalizia. Non c’è prelazione per la cessione dell’usufrutto sulla quota in quanto è un diritto limitato e temporaneo,  nella transazione, nel tasferimento mortis causa della quota, nel conferimento, nella donazione e per i contratti prelimiari dove vi sono solo effetti obbligatori. Per la permuta c’è prelazione quando la controprestazione è fungibile, mentre non c’è  quando la controprestazione è infungibile.
COME SI ESERCITA: il riscatto ovvero il diritto di retratto si esercita con una dichiarazione negoziale recettizia comunicata al terzo acquirente senza particolare  forma ad eccezione degli immobili dove serve la forma scritta. Si può esercitare “finchè dura lo stato di comunione ereditaria” ed è soggetto al termine ordinario di prescrizione decennale decorrente dal momento dell’alienazione della quota.Si ritiene possibile la rinunzia a questo diritto trattandosi di diritto patrimoniale.
Il diritto di prelazione del coerede prevale sul sul diritto di prelazione del conduttore ex art.38 legge 392/1978.

Immobili e diritto successorio

L’acquisto (o la vendita) della nuda proprietà di un immobile potrebbe avere delle interferenze con il diritto successorio. In particolare ciò si verifica quando l’immobile oggetto della vendita deriva da una precedente donazione, la quale a seguito del decesso del donante risulta essere lesiva della quota di legittima dei suoi eredi e di conseguenza si configurano delle problematiche sia in capo al donatario/venditore che al terzo acquirente.

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La Risoluzione n. 213/E dell’8 agosto 2007

Nuda proprietà, la vendita spoglia dal beneficio “prima casa”.  Il mantenimento di usufrutto e residenza non salvano il contribuente dalla “restituzione” delle tasse risparmiate all’atto dell’acquisto (altro…)

La circostanza della mancanza di liquidità temporanea

Azione revocatoria ordinaria

ATTO DI ALIENAZIONE IMMOBILIARE
CONSILIUM FRAUDIS – PROVA – NECESSITA’

LA CIRCOSTANZA DELLA MANCANZA DI LIQUIDITÀ TEMPORANEA NON E’ DI PER SE’ IDONEA AD INTEGRARE IL CONSILIUM FRAUDIS, SPECIE QUANDO SI E’ IN GRADO DI RICORRERE AL SISTEMA BANCARIO PER OTTENERE NUOVI FINANZIAMENTI

[Tribunale di Nola, Dott.ssa Ubalda Macrì, sentenza del 28.06.2007]

Nella Sentenza
>> … L’aumento dell’esposizione debitoria verso le banche in sé è un elemento poco significativo: può essere sintomatico di una maggiore capacità imprenditoriale o di una difficoltà economica. In ogni caso, testimonia della perdurante fiducia del sistema creditizio.
La contrazione degli affari (i ricavi nel 1995 ammontano a £ 5.890.793.372, nel 1996 a £ 4.199.900.339), considerate le cifre, non desta particolari allarmi potendo anche essere transeunte, mentre l’assunta ipervalutazione del magazzino non ha un riscontro probatorio concreto e non può desumersi da una prospettazione presuntiva che tiene conto anche degli sviluppi negli anni 1997 e 1998.
>> …il consilium fraudis, che ricorre quando vi sia l’effettiva consapevolezza del carattere pregiudizievole del proprio comportamento che investa genericamente la riduzione della consistenza patrimoniale del debitore in pregiudizio dei creditori complessivamente considerati

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